Che cosa si nasconde dietro la strage degli olivi salentini?

Che cosa si nasconde dietro la strage degli olivi salentini?

Che cosa si nasconde dietro la strage degli olivi salentini?
 Alberi spesso secolari sono sradicati, bruciati, nel migliore dei casi scapitozzati per tentare di arginare
la diffusione del batterio Xylella fastidiosa, considerato il responsabile della falcidia. 
Come stanno, però, veramente le cose? 
Di recente l’Accademia dei georgofili ha denunciato che, con il pretesto del patogeno, si devastano ettari di vegetazione coltivata e spontanea.
 La prestigiosa istituzione, pur non negando che il batterio sotto accusa è dannoso per gli olivi, contesta sia la diagnosi troppo frettolosa sia la “terapia” d’urto attuata, non appena sono stati localizzati i primi focolai della batteriosi. 
Starebbe accadendo quanto avviene in Liguria dove si decapitano o svellono in modo indiscriminato le palme, vuoi quelle attaccate dal punteruolo rosso vuoi quelle sane. 
Non a caso, dopo che sono state strappate le foglie, molte palme gettano nuovamente, a
dimostrazione che in alcune situazioni, con la scusa dell’insetto parassita, si distrugge per il perverso piacere di distruggere, alimentando altresì il mercato del florovivaismo.

 I Georgofili sostengono che in parecchie circostanze sono dei funghi ad aggredire gli olivi; contestano poi le misure troppo radicali (uso di pesticidi arcivelenosi) e contraddittorie con cui si prova a contenere la diffusione del patogeno. 
Ad esempio, i tronchi ed i rami recisi, una volta inceneriti e trattati, sono adoperati come biomassa, ossia come combustibile!
 Difficile non intravedere, dietro l’ecatombe salentina, anche dei loschi interessi economici. 
Segui la scia… di denaro. 
I botanici seri consigliano di intervenire in modo selettivo ed oculato, evitando l’eradicazione generalizzata di interi oliveti, per privilegiare misure mirate che tengono pure conto della capacità di recupero delle piante.
 E’ un po’ come se, per eliminare il dolore causato da una spina conficcata in un dito, si decidesse di tagliare la mano.
 Un altro aspetto merita di essere sottolineato: le prime segnalazioni di batteriosi a danno degli olivi salentini, si ebbero alcuni anni fa, nel 2010, subito dopo che era stato organizzato in Puglia un convegno inerente al microorganismo Xylella fastidiosa. 
Nel simposio, tenutosi sotto l’egida dello I.A.M. (Istituto agronomico mediterraneo) di Valenzano (Bari) si illustravano le caratteristiche dell’agente patogeno ed i modi per arginarne la propagazione, qualora si fosse insediato nel territorio.
 Sarà stata una coincidenza?

 E’ stata forse diffusa una specie geneticamente modificata, più pericolosa della specie naturale? 
E’ noto che i batteri si prestano ad interventi sul loro corredo genetico: ad esempio, certi bacilli adoperati per le inseminazioni imbrifere sono micidiali patogeni transgenici, come Escherichia coli. Ricordiamo che alcuni abitanti hanno visto in questi anni degli elicotteri che sorvolavano a bassa quota gli oliveti. 
Rammentiamo pure che il microorganismo è ormai endemico in California dove danneggia ed uccide soprattutto vigneti, mandorli ed oleandri.
 E’ solo un’altra combinazione se la California e la Puglia (come sineddoche dell’Italia) sono tra le regioni del mondo più massacrate dalla geoingegneria clandestina? 
La geoingegneria illegale, quando non è la causa diretta di morie tra la fauna e la flora, dal momento che avvelena la biosfera, crea le condizioni per un indebolimento di piante, animali e uomini.
 Così anche un patogeno non particolarmente aggressivo può diventare letale, se attacca un essere malato, debilitato, pianta, animale o uomo che sia. Intanto la Procura di Lecce indaga.
 L'inchiesta sta seguendo due piste.
 La prima è che il batterio sia arrivato in Puglia in occasione del workshop sopra citato.
 Questa strada, secondo quanto ha riferito il magistrato inquirente, Elsa Valeria Mignone, si scontra con l'impossibilità di compiere accertamenti all'interno dell'Istituto, perché esso gode per legge di un’immunità assoluta (sic).
 L’altra pista ipotizza che il batterio sia stato introdotto con le piante ornamentali importate dall'Olanda e provenienti dal Costa Rica. 
Intanto lo scempio continua… 
 
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