Droni e violenza dilagante: gli scheletri nell’armadio degli USA

Droni e violenza dilagante: gli scheletri nell’armadio degli USA

Secondo la Commissione apposita dell’ONU, riunita giovedì a Ginevra,
davvero troppi. 
Partendo dagli evergreen, come possono essere la violenza legata alla facile
reperibilità di armi da fuoco e la questione razziale, fino ad arrivare alla storia recente – detenzioni ingiuste, torture, spionaggio di massa dell’NSA e violenza dilagante
-, la paladina della giustizia Washington, sempre pronta ad esportare
democrazia e a puntare il dito contro gli altri senza mai guardare a se
stessa, ne esce davvero a pezzi. Ad ogni modo, nonostante almeno dal
punto di vista politico la figura (ormai decadente) dello “Yes we can”
obamiano possa risentire delle critiche delle Nazioni Unite, sul lato
pratico a cambiare sarà ben poco. Il compito della Commissione,
infatti, è quello di riunirsi ogni cinque anni per fare il punto della
situazione sui diritti civili, come previsto dalla Convenzione
Internazionale entrata in vigore nel 1976 e ratificata dagli USA nel
1992 – quest’ultimi, dopo l’11 settembre, non riconoscono all’organo ONU
la possibilità di vegliare e controllare anche sulle azioni al di fuori
dei confini nazionali -, senza avere però il benché minimo potere di
imporre sanzioni agli Stati firmatari che si ritrovino a violare il
trattato.

A fare particolarmente le pulci agli
States durante l’incontro di giovedì, riporta il britannico
Guardian, è stato Walter Kalin, avvocato svizzero e membro della
Commissione che ha definito “un numero impressionante”
quello dei 144 casi di persone ingiustamente condannate a morte.
Critiche sono piovute anche rispetto ai casi di violenza legati ad
armi da fuoco, 470 mila reati ogni anno di cui all’incirca 11 mila
sono omicidi: “apprezziamo la posizione assunta dal Presidente
Obama su questi temi – ha detto Kalin -, tuttavia molto di più deve
essere fatto per mettere un freno la violenza armata”. E ancora:
discriminazioni razziali nel sistema giudiziario – gran numero di
detenuti di colore che scontano, a parità di reati, pene più severe
rispetto a quelle inflitte ai bianchi -, maltrattamento di
prigionieri di giovane età e con difficoltà mentali e segregazione
nelle scuole. Ma a sollevare particolarmente le attenzioni della
Commissione è stata la questione relativa all’uso spropositato di
droni, velivoli senza pilota che gli Stati Uniti utilizzano in
missioni che dovrebbero (e il condizionale è d’obbligo) colpire solo
ed esclusivamente obiettivi mirati.

Quest’ultimo è il caso, ad esempio, di
un attacco portato mercoledì in Yemen: nel nord del Paese uno dei
droni a stelle e strisce ha colpito e ucciso Mojaab ben Aziz, leader
locale di Al Qaeda.
 Peccato che solo qualche mese fa, per l’esattezza
a dicembre, un altro mezzo targato USA abbia causato numerose vittime
civili (nel Paese, dal 2009 ad oggi, sono quasi 500) colpendo un
corteo nuziale. Quest’ultimo è solo l’ultimo episodio di una lunga
serie di ‘errori’ che hanno portato alla morte di innocenti tanto
nello Yemen quando in altre realtà, risvolto per cui il Consiglio
dei diritti umani delle Nazioni Unite ha richiesto un’indagine
indipendente per far luce sulla questione. In Afghanistan, ad
esempio, nell’ultimo anno il numero di vittime causate da un attacco
drone è aumentato sensibilmente rispetto al passato, mentre in
Pakistan, uno dei Paesi più colpiti – nel 2010 furono 128 le
missioni – gli attacchi sono diminuiti sensibilmente anche grazie
alle continue proteste da parte di Islamabad.

Quello dei droni, d’altra parte, non è un problema che tocca solo
gli Stati Uniti, ma che arriva a gettare ombre anche su uno dei suoi
alleati di più vecchia data.
 Israele, infatti, starebbe facendo un
grande uso dei velivoli, per il momento non a scopi militari, per
tenere sotto controllo alcune delle aree della Cisgiordania che fanno
gola ai coloni. Stando a quanto riportato da Nena news all’inizio di
marzo l’esercito di Tel Aviv si è presentato a Khan al Ahmar,
accampamento beduino in Cisgiordania famoso in Italia per la ‘scuola
di gomme’, da anni vittima dei tentativi israeliani di cacciare la
popolazione autoctona, ‘bussando’ con un drone. “Eravamo li a
parlare tranquillamente con Abu Khamis e i rappresentanti della
comunità beduina Jahalin, a Khan al Ahmar. Avevamo portato con noi
le attrezzature di gioco per i bambini donate dalla cooperazione
italiana e nell’accampamento il clima era gioioso, sereno, quello di
una giornata di festa ” spiega una fonte anonima all’agenzia
Nena. “All’improvviso si è sentito un rumore – continua -, un
forte ronzio… Abbiamo alzato lo sguardo e con sgomento abbiamo
visto girare sulle nostre teste uno strano velivolo, grande come un
televisore e dotato di telecamere. Girava sopra di noi a non più di
5-6 metri d’altezza”. Quello che le fonti, rimaste anonime,
hanno avvistato altro non era che un piccolo drone, dotato di
telecamere. D’improvviso da ogni angolo sono spuntati soldati
israeliani, prosegue il racconto, i quali, inviati
dall’Amministrazione Civile per i Territori Occupati, hanno
confiscato tutte le attrezzature arrivate dall’Italia.
Niente di nuovo per i beduini di Khan al Ahmar, abituati ormai da
tempo alle prepotenze dei militari e all’insistenza dei coloni
israeliani con l’Amministrazione Civile affinché cacci i 250
occupanti del campo e demolisca la scuola.







fonte: http://it.ibtimes.com/articles/63812/20140314/usa-onu-diritti-civili-droni-israele-pakistan-yemen-afghanistan-obama.htm#ixzz2vwjg6DB8
http://www.signoraggio.it/droni-e-violenza-dilagante-gli-scheletri-nellarmadio-degli-usa/

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