IL CASO DELL'INGEGNERE ENRIQUE CASTILLO RINCON: CONTATTO CON VISITATORI PLEIADIANI IN SUD AMERICA

IL CASO DELL'INGEGNERE ENRIQUE CASTILLO RINCON: CONTATTO CON VISITATORI PLEIADIANI IN SUD AMERICA

by tiziano bruni
Il primo contatto con l'ignoto
Nel giugno 1963 Castillo, giovane trentenne, impiegato presso l'Azienda per
l'Elettricità del Costa Rica, lavorava alla costruzione di un posto di osservazione nei pressi del cratere del vulcano Irazù. 
Un giorno, insieme a due colleghi, vide due velivoli arancioni di forma lenticolare con un diametro di circa quarantacinque metri che si spostavano nel cielo a circa trecento metri al di sopra del cratere. Come riportato nel suo saggio "OVNI: Gran Alborada Humana", uno dei due oggetti si abbassò di alcune decine di metri con il tipico movimento a foglia morta (caratteristica comune a molti avvistamenti) mutando il proprio colore verso una tonalità plumbea. La sensazione provata da Castillo e dai suoi colleghi fu quella di essere sopra un formicaio tanto era il prurito avvertito su tutto il corpo. All'improvviso, dalla cupola dell'ufo, in contemporanea all'apertura di una porta, fuoriuscì una sorta di periscopio sopra al quale si muoveva un oggetto a forma di martello che ruotava velocemente emettendo una luce viola. Dopo qualche minuto, rientrato il periscopio, il velivolo scomparve a velocità elevatissima.
 Turbati ma al tempo
stesso consapevoli della sorte che attende coloro che narrano vicende ai confini della realtà, i tre testimoni in un primo momento decisero di non rivelare alcunché. Dopo poche ore, tuttavia, un forte malessere accompagnato da vertigini e vomito si impossessò di loro inducendoli, nel timore di essere stati esposti a radiazioni, a farsi esaminare in un ospedale di San José, dove però non venne rilevata alcuna alterazione fisica.
Fenomeni inquietanti
Enrique Castillo Rincon 
Se la vicenda di Castillo fosse terminata qui, saremmo in presenza di un tipico avvistamento di un oggetto volante non identificato la cui vicinanza aveva prodotto effetti fisici tangibili.
 Ma il caso Castillo è molto più sfaccettato e complesso. 
A due mesi di distanza dall'avvistamento, una notte Castillo udì echeggiare nella propria testa un rumore fortissimo che, dopo poco, comprese di aver udito già una volta in vita sua: il giorno dell'avvistamento dei due Ufo. Il fenomeno si ripeté la notte successiva e il rumore, questa volta non solo udibile da Castillo, venne percepito anche dalla moglie Beatriz. Colto da forte interesse per le tematiche ufologiche, Castillo fondò un gruppo di studio sugli Ufo.
 Nel 1968 egli si trasferì a Brasilia per motivi di lavoro. Erano passati circa cinque anni dal primo avvistamento e l'ignoto pareva essersi definitivamente allontanato dalla sua vita, finché un giorno, mentre percorreva in automobile una strada che porta da San Paolo a Brasilia, una sfera luminosa pulsante di colore arancione lo accompagnò per un lungo tratto provocando, quando si avvicinava particolarmente, forti vibrazioni allo sterzo e disturbi alla radio della vettura.
 Ma è nel 1969 che la vicenda assume connotati alquanto singolari. Una domenica, mentre Castillo era in coda al cinema per vedere il film Barbarella, gli si presentò un giovane, tale Cyril Weiss, che disse di essere un rappresentante di una società di distribuzione all'ingrosso svizzera e che gli chiese se potessero vedere il film insieme.
 Castillo accettò e, terminata la proiezione e dopo aver accompagnato Cyril in albergo, combinarono di rivedersi il giorno successivo. 
Durante questo incontro i due discorsero di vari argomenti, compresi gli Ufo, in merito ai quali Cyril riteneva trattarsi di semplici allucinazioni. Instauratasi una solida amicizia, gli incontri tra Castillo e Cyril proseguirono ma, volta dopo volta, Castillo cominciò a notare varie stranezze nel suo amico. L'episodio che Castillo riporta con più stupore concerne l'investimento, da parte di un'automobile, del cane di un bambino: dinnanzi a questa scena Cyril rimase impassibile, sentenziando che a breve il fanciullo si sarebbe arreso dinnanzi all'inevitabilità di quanto accaduto.
 Fu il vedere il suo sguardo distante, apatico e alieno, a spiazzare Castillo, il quale cominciò a porsi vari interrogativi su tale svizzero che parlava spagnolo in maniera impeccabile senza alcun accento e che, durante un altro incontro, alla vista di un libro sugli Ufo, in contraddizione con quanto espresso pochi giorni prima, sostenne la probabile esistenza di altre forme di vita intelligente in zone della Terra scarsamente popolate.
 Un giorno, all'improvviso, Cyril annunciò a Castillo di doversi trasferire all'estero per motivi di lavoro, ma le vicende future che avrebbero visto protagonista Castillo sarebbero state caratterizzate da un nuovo incontro con Cyril in una veste, come vedremo più avanti, molto differente.
Il contatto
Nel 1973, dopo quattro anni in cui nessun episodio singolare o degno di nota era venuto a caratterizzare la sua vita, Castillo, nel frattempo trasferitosi a Bogotà, ricevette una telefonata da una certa Karen, una signora messicana che gli disse di aver avuto il suo numero da alcuni "maestri" extraterrestri che lo volevano contattare. 
Castillo, come ogni persona di retto sentire, pensò si trattasse di uno scherzo ma, nonostante tutto, si presentò all'appuntamento con costei.
 Fu così che Castillo, lasciatosi convincere dalle parole della donna, iniziò a partecipare alle riunioni tenute da un gruppo di persone che affermavano di essere in contatto con alieni provenienti da Andromeda (galassia a 2,3 milioni di anni-luce dalla Terra) i quali comunicavano agli umani vari messaggi tramite scrittura automatica. 
Una sera di ottobre del 1973, i membri del gruppo si erano recati in cima a una collina in attesa di un contatto loro annunciato dagli extraterrestri.
 Con delusione di tutti, nessuna astronave si mostrò ma alcuni ricevettero la comunicazione telepatica che il giorno successivo ciascuno di loro sarebbe stato contattato a mezzogiorno. 
Giunta l'ora stabilita, Castillo si trovava in casa, concentrato e pronto a ricevere eventuali messaggi, per quanto fortemente dubbioso poiché, fino ad allora, non gli era giunto alcunché.
 All'improvviso una voce, forte nella propria testa, lo chiamò per nome esortandolo a scrivere.
 Udendo un fastidioso rumore come di api e sentendosi il corpo tremare, Castillo iniziò a riempire pagine su pagine.
 Il contenuto di ciò che trascrisse è in linea con quanto comunicato in quegli anni ad altri contattisti: si allude a una terza guerra mondiale, a disastri futuri, all'arrivo di "fratelli dello spazio", ma su questi aspetti ci soffermeremo dettagliatamente più avanti.
 I messaggi proseguirono nei giorni successivi fino alla fine di ottobre, quando gli venne annunciata la data di un prossimo contatto fisico, stabilito per il 3 novembre, per quanto il luogo non fosse stato chiarito, dal momento che gli era stato fatto un generico accenno a un lago.
 Allo stesso tempo, l'attività onirica di Castillo aumentò esponenzialmente, fornendogli ulteriori elementi per riuscire a identificare il luogo in cui sarebbe dovuto avvenire l'incontro: in sogno, Castillo aveva visto una sfera sotto le radici di un albero in mezzo a una radura, prendendo la quale, su istruzione di un'entità, avrebbe trovato il luogo designato.
 Il 3 novembre Castillo raggiunse un lago a 80 chilometri da Bogotà e riconobbe quanto visto in sogno.
 Presa in mano la sfera, questa cominciò a emanare dei sottili raggi di luce arancione e, dopo alcuni minuti, comparvero due velivoli molto simili a quelli avvistati dieci anni prima in Costa Rica.
 Essi si fermarono a pochi metri da terra, producendo raggi luminosi in direzione del terreno lungo i quali scesero due figure con uniformi grigio piombo con stivaletti e caschi con visiera.
 Nel frattempo, una voce nella testa di Castillo lo rassicurava esortandolo a salire tranquillamente a bordo.
 Per quanto un po' riluttante, Castillo si avvicinò ed entrò all'interno del raggio arancione che lo issò sull'ufo.
 Obbligato a spogliarsi per essere sottoposto a un procedimento di decontaminazione microbica all'interno di una stanza vuota di forma esagonale, Castillo vide aprirsi una porta nella parete, dalla quale emersero le due figure incontrate poco prima
 Con sommo stupore di Castillo, uno dei due si rivelò essere Cyril Weiss, il misterioso svizzero incontrato quattro 
anni prima.
Egli disse che il suo vero nome era Krishnamerck e lo condusse in un'altra stanza in cui era presente varia strumentazione e altri esseri, tutti simili a Weiss e rientranti nella tipologia del classico "nordico".
 Castillo pose varie domande cui venne sempre fornita risposta: i Pleiadiani gli dissero di avere varie basi sulla Terra e di essere in contatto con la razza umana da millenni, influenzandone attivamente lo sviluppo.
 Le astronavi su cui viaggiavano avevano la possibilità di rendersi invisibili in modo da non spaventare le masse non ancora pronte a una rivelazione su larga scala.
 Molti emissari Pleiadiani, secondo quanto comunicato a Castillo, sarebbero già stati infiltrati tra la popolazione terrestre e sarebbero riusciti a creare gruppi di cooperazione con esseri umani.
 Questo fu solo il primo di una serie di contatti fisici con i Pleiadiani che continuarono fino al gennaio 1975 in una sorta di crescendo.
 Castillo afferma infatti di essere stato condotto sia in una base nelle Ande in cui operavano umani e alieni sia in una base sottomarina nella Fossa delle Marianne a 5000 metri di profondità.
 In entrambe le occasioni, Castillo incontrò sedicenti maestri di saggezza extraterrestri i quali lo misero in guardia da futuri cataclismi e conflitti che, senza un "cambio di rotta nelle coscienze" (testuali parole), avrebbero devastato il pianeta.
Pro e contro
Di primo acchito sarebbe totalmente legittimo pensare che Castillo si sia inventato, se non tutto, almeno buona parte di quanto raccontato.
 Della sua vicenda, infatti, l'unico dato certo da cui partire è proprio l'inizio, ossia l'avvistamento del 1963 avvenuto insieme ad alcuni suoi colleghi e i successivi disturbi fisici.
 Sarebbe però troppo semplice liquidare le sue esperienze come semplici fantasie
. Innanzitutto, la prima considerazione da formulare è che chiunque di noi, se volesse inventare una storia di contatti con alieni, cercherebbe di non inserirvi elementi che, già prima facie, tendano a coprire di ridicolo.
 Tutte le informazioni relative ai nomi degli esseri extraterrestri, all'incontro con abitanti di Mercurio e di Venere alti tre metri (pianeti disabitati secondo le informazioni a oggi disponibili e, ancor più, inospitali per qualsiasi forma di vita), i messaggi in stile New Age su guerre nucleari future per scongiurare le quali sarebbe stata necessaria l'educazione di una nuova generazione consapevole del proprio ruolo, sono certamente dati che strappano più di un un sorriso ma, proprio per la loro esasperante banalità e/o presunta erroneità, non possono non far pensare che Castillo possa essersi semplicemente limitato a riportare fedelmente quanto comunicatogli.
 E' però procedendo all'esame attento di vari particolari che il giudizio complessivo sul caso Castillo induce a propendere per l'onestà del testimone. In prima battuta, bisogna tenere in considerazione come Castillo non sia stato l'unico a ricevere messaggi di siffatto tenore.
 Altri membri del suo gruppo e, fattore ancor più interessante, membri di gruppi distanti migliaia di
chilometri, sono usciti allo scoperto negli stessi anni con storie molto simili, volte a formare un quadro omogeneo.
 In secondo luogo, non può non sfuggire come l'intera vicenda abbia fortissimi punti di contatto con l'affaire Amicizia, al culmine proprio nel periodo 1965-1978 nelle più diverse aree del pianeta (anche in Italia, come brillantemente evidenziato da Stefano Breccia nel saggio Contattismi di Massa): un contatto con esseri alieni, dagli intenti apparentemente pacifici, che avvicinavano gruppi ristretti di esseri umani e davano il via a una sorta di collaborazione in cui un forte interesse veniva mostrato da queste entità per la frutta terrestre.
 Senza dimenticare i riferimenti fatti da Castillo a Ufo-crash, a operazioni di retroingegneria, e all'utilizzo della mente da parte dei Pleiadiani per comandare le loro astronavi, tutti particolari sui quali oggigiorno sono state scritte migliaia di pagine ma che allora non erano affatto così noti.


A cura di Noi e gli Extraterrestri


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