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Un'esigua minoranza dell'umanità si è autoeletta superiore agli altri popoli, forte unicamente di una migliore tecnologia che si è evoluta di pari passo al loro distacco dalla spiritualità e dal rispetto della natura. Sigillati nel loro autodistruttivo modo di vita basato sull'economia stanno implodendo senza rendersene conto. Si credono superiori al punto che li lascia indifferenti il fatto che stanno segando il ramo su cui è seduto l'intero mondo"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino"..

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L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA

L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA 

Cloni, walk-In, ibridi, reincarnati: le mille facce dell'alieno sulla terra
Camuffati, imboscati, nascosti, infiltrati: usate il termine che preferite, ma questo è quanto meglio descrive l'attività di alcuni alieni.
Lo stesso Adamski affermava di aver incontrato talvolta alle sue conferenze dei giovani che, dopo avergli generosamente offerto un passaggio, lo hanno condotto non a casa ma in una zona agreste dove avrebbero avuto un rendez-vous con un disco atterrato da poco.
I due giovani avrebbero confessato ad Adamski di essere alieni che vivevano sulla Terra sotto falsa identità, svolgendo quello che a tutti gli effetti potremmo considerare un ‘lavoro sotto copertura’
Di Pablo Ayo
Diverso da noi.
 Cosi da sempre l’uomo si immagina l’Alieno, il visitatore che proviene da mondi lontani, forse aldilà
dello Spazio e del Tempo stesso.
 Eppure, questa informazione, cosi fortemente radicata nella nostra mente, potrebbe risultare, tutta o in parte, errata.

 
 In un qualsiasi dizionario, alla voce alieno, troviamo:
agg., s.m. 1 agg. CO che rifugge, che si astiene: persona aliena da qualsiasi maldicenza, da compromessi 2 agg. LE altrui: fece guerra con le armi sue e non con le aliene (Machiavelli) | estraneo: nessuna cosa | mi fu aliena (D’Annunzio) 3 agg., s.m. CO extraterrestre
Il termine alieno deriva sì dal latino alienus ("che appartiene a qualcos’altro"), ma a sua volta quest'ultima deriva da alius che significa altro, per cui il significato proprio del termine dipende dal contesto cui viene riferito.
In generale indica un entità che si trova al di fuori del suo ambiente.
 Può indicare una persona di cultura diversa, o uno straniero, nel caso di abitante di un altro pianeta un extraterrestre.
 Lo stesso termine Extraterrestre indica qualsiasi oggetto di provenienza esterna al pianeta Terra, ma che a livello comune viene utilizzato soprattutto per indicare una forma di vita nata al di fuori del pianeta Terra. 
Ma è davvero così?
 Ormai la storia dello studio sugli Incontri Ravvicinati conta ormai 50 anni di storia, e dopo tante ricerche, di scoperte valide i ricercatori ne hanno trovate davvero poche.
 Ma alcuni investigatori hanno fatto grandi passi avanti, e, sorpresa, alcuni dei migliori sono italiani.

La storia dei rapimenti alieni
Le abductions, dagli anni ’60 e ’70, sono cambiate molto: difficile al giorno d’oggi essere rapiti in pieno giorno, magari alla presenza di più testimoni, con tanto di telecamere in giro.
Anche gli incontri più sereni, come i contatti di Billy Meier e di George Adamski, per intenderci, non sono più molto soventi.
Al contrario, la casistica ufficiale parla di un incremento incredibile di casi di abductions notturne e di intrusioni nella vita non solo onirica degli addotti, ma anche in quella mentale.
Per rendere più chiaro questo concetto, dobbiamo spiegare qualcosa di ben noto a chi vive sulla propria pelle il fenomeno, ma assolutamente insolito e apparentemente assurdo per il vasto pubblico. 
Gli addotti, vuoi per via dei contatti ripetuti con entità non umane (d’ora in avanti le chiameremo ENU), vuoi per le misteriose peculiarità dei famosi impianti che spesso gli verrebbero infilati sottopelle, o altri motivi, possiedono delle qualità rare.
Un addotto in genere ha una grande sensibilità, è capace di percepire e anche condividere gli stati emotivi di chi gli sta accanto (empatia), può prevedere talvolta eventi che accadranno (precognizione), può persino avere fenomeni spontanei di trasmissione del pensiero (telepatia) e di viaggi fuori dal corpo (OBE, Out of Body Experience).
Personalmente non ritengo che l’addotto sia ‘scelto’ perché possiede in maniera innata queste caratteristiche, che però possono esistere già latenti, credo comunque che gli ENU (e non solo loro) comunichino con noi anche durante il giorno, a livello inconscio, e che in genere per ottenere questi risultati cerchino di migliorare o potenziare le capacità percettive e extrasensoriali dell’individuo. Come conseguenza, può accadere che, quando e se un addotto si rende conto di avere queste capacità potenziate ed inizia a lavorarci su, egli può iniziare davvero a sentire delle voci che gli comunicano una serie di informazioni tutto sommato valide e veritiere che la persona non potrebbe aver ottenuto altrove o in altro modo.

 In alcuni rari casi, che coinvolgono però i Men In Black, i contatti diurni avrebbero anche maggiore consistenza, e si esplicherebbero in telefonate inquietanti o in strane visite di persone apparentemente umane, ma che si comportano in maniera assurda, quasi ridicola, come se non conoscessero affatto i nostri usi più banali (John Keel racconta di un MIB che in un ristorante è stato visto cercare di usare le posate in modo maldestro e impacciato, per poi buttarle e mangiare la propria bistecca con le mani). 
Ma nella maggioranza dei casi agli addotti è negata una esperienza ‘diurna’, anche se è vero che alcune esperienze di contatto diretto a volte avvengono per poi venire cancellate, lasciando al posto un ricordo-schermo o semplicemente un vuoto temporale (come una mia amica che, tornando dal lavoro a casa, si è trovata avvolta in una fitta nebbia e si è ritrovata sa Dio come parcheggiata sotto casa.
 Erano passate due ore invece dei 15 minuti che impiegava di solito per il tragitto. La notte sognò che era stata fermata da esseri non umani).

Si evince dunque che, rispetto agli anni ’60 e ’70, le ENU sono diventate più prudenti, non si mostrano quasi mai in pubblico per evitare di essere riprese dalle ormai onnipresenti telecamere digitali, e quando devono proprio uscire, apparentemente utilizzano un apparato di invisibilità (diversi filmati mostrano oggetti discoidali o sferoidali in volo diventare invisibili quando si avvicina un aviogetto o un elicottero, per poi tornare visibili, ergo i loro veicoli hanno questa proprietà e la usano).
Questo spiegherebbe il relativo abbassamento del numero di avvistamenti generici di UFO, denominati anche IR del 1° Tipo.

Ma le ENU di tracce ne lasciano, e anche vistose: tracce di bruciature nei campi e sui muri di alcune case di addotti, elettrodomestici che saltano, ecchimosi, bruciature o ferite sulla pelle, e spesso anche i famosi impianti sottocutanei a cui abbiamo accennato prima.
Molti investigatori hanno compiuto abbondanti ricerche sugli impianti, specialmente lo statunitense Derrel Sims, dimostrandone, con ripetute analisi chimiche, la loro provenienza non terrestre.
 Agli impianti dedicheremo comunque un numero intero tra non molto.
Il problema, o meglio il disastro totale, per chi cerca di dare una connotazione scientifica alla ricerca sugli alieni quando la presenta al grande pubblico e all’establishment scientifico, è data da alcuni fattori che cercherò di riepilogare in breve:

1 – il fenomeno è non-locale, cioè non è ripetibile localmente, non ‘abita’ qui, viene da qualche altra parte, appare e scompare, come se fosse un fantasma.
2 – il fenomeno porta con sé una serie di eventi che la nostra scienza non solo non è in grado di spiegare, ma spesso neppure di formulare con una teoria specifica (per tutti vale l’esempio del superamento della velocità della luce).
A questo aggiungiamo i fenomeni fisici che spesso accompagnano le abductions: attraversamento di muri solidi, levitazione, teletrasporto, viaggi a curvatura, cure mediche avveniristiche, clonazione, telepatia e sa Dio cos’altro,
il tutto senza una tonnellata di prove esplicite o dirette, e sempre o quasi con l’addotto come unico testimone.

3 – l’Addotto: in qualità di testimone unico, la sua parola è di fatto quanto di più importante abbiamo: qui però nascono altri due problemi: primo, se la persona è famosa, conosciuta ed influente, state certi che non divulgherà la sua esperienza.
Secondo, se non è famosa, conosciuta e influente, la sua parola socialmente non ha peso.
È ovvio che se capitasse un’abduction a Rubbia tutti lo ascolterebbero, ma pensate davvero che lui o qualsiasi scienziato di fama si giocherebbe la reputazione per un evento di IR?
In passato, ogni persona parte dell’apparato accademico – fosse scientifico o umanista – che ha parlato a favore dell’ipotesi ETI (Extra Terrestrial Intelligence), è stato espulso senza mezzi termini dall’ambiente e ha perso la cattedra e i fondi di ricerca. 

Per quanto riguarda gli addotti che non possono vantare giuste conoscenze accademiche o scientifiche, si potrebbe obbiettare che in fondo una testimonianza ha pur sempre un valore.
Vero, ma sorge un altro problema: quando l’adotto ha ricordi di abductions in cui lo fanno salire su di una nave grande chilometri, lo clonano, oppure la fanno partorire e le prelevano il feto, o ancora gli impiantano qualcosa sottopelle, o semplicemente si trova a contatto ravvicinato con creature così inquietanti da essere difficilmente immaginabili persino negli incubi, come si sente?
 Quando l’addotto ha paura ha rimanere solo a casa, a spegnere la luce, e ha la perenne sensazione di essere seguito o spiato, come vive la sua vita?
 Non possiamo sperare che gli abductee, dovendo spiegare la propria esperienza a terzi, rimangano serafici, o non siano presi da una profonda commozione e da una forte scarica emotiva.
Di conseguenza, una persona agitata e spaventata, con la tensione dello stress post-traumatico derivante da una esperienza reale ma inspiegabile, al 99% quando la racconterà sarà agitata, specie se percepisce che attorno a lui le persone ridono o non credono, e di conseguenza un ascoltatore superficiale o disattento, che non conosce bene la meccanica del fenomeno, vedrà solo quello che vuole vedere: uno squilibrato che racconta assurdità.

4 – Altro problema è che il fenomeno non solo è non-locale, ma anche atemporale, o se preferiamo, esula dal nostro continuum, scivolandone via come olio dall’acqua.
 Cerco di spiegarmi meglio: se qualcuno ipotizza, ad esempio, che esiste una cospirazione governativa mondiale tesa a prendere il potere globale con l’utilizzo di mezzi illeciti, come la propaganda e l’inserzione di chip sottocutanei, troverò con più facilità chi gli crede, perché lo scenario è facile da descrivere.
 Conosciamo gli attori, le motivazioni, gli ambienti, e nella nostra mente è facile ricostruire cosa può essere accaduto nei salotti del Gruppo Bilderberg.
Ma se un addotto parla di voci nella testa, o che in una specie di visore olografico qualcuno gli ha mostrato la terra distrutta da un futuro cataclisma, e di mantidi di tre metri di altezza che gli spiegavano di come l’anima si reincarna nei secoli, capite da soli che il cittadino medio inizia, con tutta la più buona volontà, a perdere la bussola e a non capirci più niente.
Inoltre, spesso gli IR4 vengono ricordati dopo, in flashback o in sogni, nei quali elementi reali o realmente accaduti si sovrappongono con elementi simbolici tipici dei sogni. A questo aggiungiamo che

A: spesso alcune abductions avvengono in astrale, o comunque in uno stato di coscienza alterato, e quindi all’esperienza di rapimento si sovrappongono visioni di ogni genere,

B: alcuni alieni o entità non umane per tenere buoni gli addotti durante i rapimenti utilizzano a volte ologrammi di ogni tipo, anche religioso, e di conseguenza non è raro trovare le persone che rammentano confusamente di aver visto Gesù Cristo a fianco di un paio di simpatici Grigi.

Se a questo aggiungete che ancora oggi sono in contrasto le scuole di pensiero sull’ipnosi regressiva, e che in molti scienziati e medici la ritengono una metodologia imprecisa, capace di generare nelle persone finti ricordi, capite da soli che, in una situazione del genere, cercare di dare un connotato di credibilità alla ricerca è quasi impossibile.
Non di meno, alcuni ricercatori hanno svolto interessanti indagini scientifiche.

Le tipologie di alieni sulla terra
Quello che dovrebbe preoccuparci maggiormente, come vedremo di qui a poco, non sono gli alieni che volteggiano più o meno liberamente nei cieli con le loro astronavi, ma quelli che abitano qui tra di noi, sulla terra.
Non è una affermazione assurda ma assolutamente comprovata da diverse rivelazioni, studi e testimonianze.
A questo punto, però, per fare chiarezza, va fatto un grosso distinguo sugli ET o ENU che esistono qui da noi, che possiamo grosso modo dividere in due tipi:
1 – Entità Non Umane o Aliene sono state viste da centinaia di addotti, sia durante rapimenti notturni che di raro tipo diurno.
Questo tipo di entità lavorerebbe in ambienti e laboratori sotterranei, a stretto contatto con personale militare indiscutibilmente umano.
 Tra entità di questo tipo si riportano soprattutto avvistamenti di Rettiliani e Grigi, più raramente di nordici o di altre tipologie.

2 – Camuffati, imboscati, nascosti, infiltrati: usate il termine che preferite, ma questo è quanto.
Lo stesso Adamski, il quale benché spesso criticato ha apportato comunque dati significativi alla ricerca, affermava di aver incontrato talvolta alle sue conferenze dei giovani che, dopo avergli generosamente offerto un passaggio, lo hanno condotto non a casa ma in una zona agreste dove avrebbero avuto un rendez-vous con un disco atterrato da poco.
 I due giovani avrebbero confessato ad Adamski di essere alieni che vivevano sulla Terra sotto falsa identità, svolgendo quello che a tutti gli effetti potremmo considerare un ‘lavoro sotto copertura’. Secondo Adamski, i due sembravano umani a tutti gli effetti.
Questo concorderebbe con alcuni documenti di White Sands, filtrati dalle maglie dell’intelligence diversi anni fa, nei quali i vertici militari USA si dicevano preoccupatissimi del fatto che una delle quattro razze aliene allora note era ‘indistinguibile dagli umani’, almeno a prima vista.

In questa sezione voglio concentrarmi soprattutto su questa seconda categoria, quella degli infiltrati. Tale categoria, che potrebbe sembrare forse la più logica e comprensibile dalla nostra mentalità umana (in fondo non fa così anche la CIA quando infiltra agenti nei paesi stranieri?), non è però cosi semplice e diretta come può sembrare.
È vero, una razza aliena in particolare assomiglia molto agli esseri umani, e non ha bisogno di ‘camuffamenti’, ma anche altre razze aliene o Non Umane sono interessate a vivere tra di noi, per una serie di motivi.
Se così tante razze vengono a trovarci, un motivo d’interesse c’è (o più d’uno), e quindi si evidenzia la necessità di vivere tra di noi, come noi, anche se non sono davvero come noi.
Ma come fare, specie se le differenze fisiche, biologiche e culturali sono tanto grandi?

Un sogno lungo un giorno
Se è vero che in certi casi la vita di un Alieno o di una ENU può essere lunga diverse centinaia di anni o forse anche migliaia, il passaggio sul nostro mondo, anche se vissuto per un interno arco vitale, potrebbe sembrare davvero un sogno sognato nel breve volgere di una notte.
Ma anche i sogni hanno le loro regole.

Alieni Reincarnati
La prima cosa che va spiegata è che l’anima esiste, e incredibile a dirlo lo confermano proprio le ricerche sulle abductions, specie quelle condotte in Italia da Corrado Malanga (sul cui lavoro torneremo più avanti).
 Secondo Malanga, quello che farebbero gli alieni è passare a degli esseri umani (definiti carrier) il proprio bagaglio di ricordi, in modo di non perdere una continuità di coscienza nel tempo, dato che loro, i visitatori, l’anima non ce l’avrebbero, o perlomeno non tutti.
Questa teoria, a detta di Malanga, spiegherebbe il motivo dell’interesse degli ENU nei nostri confronti, che sarebbero intenzionati in qualche modo a usare la nostra anima a loro beneficio, e darebbe un senso al fatto che moltissimi addotti possiedono ‘ricordi’ di una vita, o più vite passate, in cui erano alieni e vivevano tra le stelle.
A mio avviso, le cose sono lievemente differenti: secondo il mio punto di vista, il punto chiave di tutta la vicenda è la reincarnazione, o trasmigrazione naturale delle anime, che Malanga non prende in considerazione per il semplice motivo che non la ritiene una cosa possibile.
Eppure, secondo me spiegherebbe molto bene, e in maniera più semplice, tutta una serie di cose. 
In genere, la reincarnazione è un concetto già difficile da assimilare su base planetaria, parlando di una singola razza come quella umana.
 Generalmente, è l’interazione con il pianeta, tramite l’aria, l’acqua, il cibo, le emozioni, a determinare anche il ritmo della reincarnazione.
Secondo alcuni, queste avverrebbero seguendo regole precise, addirittura ci si reincarnerebbe sulla stessa linea genetica o comunque l’anima cercherebbe sempre futuri genitori con un corredo genetico compatibile con le vibrazioni della propria anima.
 Stando ad alcuni studi, l’anima non sarebbe altro che l’armonica di base di una sequenza, che nella propria ‘versione’ fisica o pesante, corrisponderebbe a una precisa codifica DNA. 

Di conseguenza, anche su di un singolo pianeta, la reincarnazione avverrebbe secondo regole ferree, secondo cui un’anima dotata di una determinata vibrazione di base dovrebbe giocoforza scegliersi dei potenziali genitori il cui corredo genetico globale possa fornire gli elementi necessari a formare un DNA più corrispondente possibile alla propria traccia armonica.
Ancora più complessa è la situazione quando a doversi reincarnare è un’anima che proviene da un altro pianeta, e da corpi dotati di DNA differenti dal nostro.

Apparentemente un’anima si può reincarnare in altri corpi.
 L’anima ha la proprietà di installarsi in un corpo umanoide, ma non in un corpo qualsiasi: deve corrispondere in parecchie cose e aspetti al corpo precedente, perché l’anima è come un liquido a memoria di forma che rammenta il contenitore in cui era stata contenuta fino a poco prima, non si adatta bene a passare, ad esempio, da un corpo di un alieno grigio a quello di un umano.
 Perché l’anima si adatti a tale forma, vanno creati degli steps, dei passaggi: vale a dire che verranno create delle creature ibride, dentro cui l’anima aliena potrà sostare per diverso tempo (permettendo alla propria anima di adattarsi al nuovo corpo), per poi passare a una forma ibrida differente (ad esempio, inizialmente potrebbe essere 90% Grigio e 10% umano, poi 80% e 20% e via dicendo, fino a quando l’anima del grigio, dopo parecchi anni (a volte secoli) sarà in grado di modificare le proprie funzioni per adattarsi a ‘rivestirsi’ di un corpo umano.
 Questo, almeno, è il risultato di ricerche da me sviluppate nel corso degli anni, che potrebbero spiegare in parte il perché delle ibridazioni.
Naturalmente una volta fatto tale lavoro, lungo e laborioso, l’alieno o la creatura Non Umana potrà addirittura ‘incarnarsi’ dentro un essere umano appena nato, dotato del giusto corredo genetico, fatto salvo che non vi fossero altre anime in attesa di tale corpo (neanche gli alieni o altre creature non umane possono intromettersi in un discorso tra l’essere umano e madre natura).
È vero però che a volte l’alieno in questione non ha il tempo di passare un secolo o più ad adattare il suo ‘ghost’ alle frequenze umane, di conseguenze, per le emergenze, sono state pensate dagli Alieni e dalle ENU delle soluzioni alternative.

Passaporti
La prima soluzione è, in effetti, quella di creare un corpo clonato di un essere umano qualsiasi, e di farci entrare dentro l’anima di un alieno senza troppe cerimonie (quando si crea un clone, esso è automaticamente privo di anima, dato che l’anima non può essere replicata.
Questo possiede però uno spirito corporeo, l’energia fisica o soffio, ma su questo torneremo dopo). Va detto che in tal caso è previsto che il corpo originario dell’alieno sia mantenuto in ibernazione criostatica, ve ne sono di diverso tipo e variano da razza a razza.
Di fatto, però, le vibrazioni dell’anima aliena sono pesantemente fuori sincrono rispetto al corpo, per fare un esempio, viene in mente la famosa storiella del tipo che metteva il motore di una Ferrari dentro la sua amata vecchia Cinquecento.
 Dopo pochi chilometri, la potenza generata dal motore inizia a far vibrare a tal punto la misera scocca della macchina, che le viti e i sostegni si allentano e dopo poco questa inizia a perdere per strada i vari pezzi: cofano, sportelli, sedili etc.
In maniera non dissimile, le possenti vibrazioni dell’anima aliena vanno a colpire fuori sincrono il corpo clonato che la ospita, di conseguenza, nel giro di pochissimo tempo (parliamo di giorni, dai 4 ai 10-12 giorni al massimo), il corpo in questione inizia a star male e a cedere di colpo, in genere per infarto, insufficienza circolatoria o aneurisma o altro scompenso.
In genere questa esperienza risulta abbastanza sgradevole per gli alieni o le ENU, che utilizzano tale sistema solo per le grosse emergenze e quando proprio non c’è altro modo per scendere al volo su di un pianeta e muoversi tra la folla senza essere riconosciuti.
 Ovviamente, morto il corpo ospite (che in genere si auto distrugge grazie a una proteina artificiale appositamente collocata alla base del cranio, vicino al cervelletto), l’anima aliena ritorna naturalmente al corpo originario in stasi sull’astronave.
 Uno speciale sensore notifica il ritorno dell’anima nel corpo alla equipe medica, anche se in genere una volta attivato il sensore, la camera iperbarica fa uscire automaticamente l’alieno dalla stasi con un procedimento di recupero sensoriale che potremmo tradurre come “Gestalt Biofisica”, della durata di 12 ore.
Questo ‘passaggio’ sulla terra grazie a un corpo clonato non proprietario e di breve durata, stando alle testimonianze di alcuni addotti, viene definito dagli ET come ‘Passaporto’, o “Scendere con un Passaporto”.
Un esempio cinematografico classico che esprime alla perfezione il concetto di ‘Passaporto’ è l’alieno interpretato da Jeff Bridges nel film “Starman”, diretto da John Carpenter nel 1984.

Walk-In
Diverso invece è il caso dei Walk-In.
Esiste una incerta e vaga documentazione sui Walk-In, ma in sintesi potremmo definirli una sorta di variazione sul tema della ‘possessione’ diabolica.
In questo caso, a possedere un corpo umano non sarebbe un ‘demone’, ma una entità aliena, che approfitterebbe di un corpo senza anima (alcuni esseri umani sono senza anima, spiegheremo questo concetto più avanti) o di persone dotate di anima ma in una situazione personale particolarissima, per entrarvi dentro (letteralmente: “Walk-In”, che entra dentro).
Questo termine viene prelevato dal folklore nativo-americano, che vede i Walk-In come entità che tendono a voler entrare dentro l’uomo, e che a seconda delle loro tendenze, possono essere nocivi o di grande aiuto e ispirazione per l’uomo.
Naturalmente è ovvio che per uno studioso di stampo scientifico la sola idea di un Walk-In venga percepita come una sorta di contaminazione ideologica con percorsi di sciamanesimo o di magia, se non addirittura di esorcismo, eppure scopriremo con il progredire del nostro studio come in realtà molto del fenomeno abduction può essere capito e quanto gli addotti possono essere aiutati se si utilizzano delle metodologie di lavoro provenienti da altre branche di studio.
 In effetti, anche se il rigore scientifico non deve mai mancare, alcuni elementi di sciamanesimo, di ermetismo e di studio sulla simbologia attualmente sono le uniche vere armi a nostra disposizione per ottenere un certo grado di comprensione sulla materia in esame.

Nelle parole di una signora americana di Salem, Massachusetts, che si è ribattezzata Kelemeria Myarea Elohim, un Walk-In è «una entità che è entrata in un corpo umano come forma di scambio di anima.
Molte anime entrano in un corpo umano alla nascita.
Ma, occasionalmente, specie se una persona ha una esperienza insolita, come una ‘Near Death Experience’ (Esperienza di Pre-Morte, cifrare per questo il libro “La vita oltre la vita” di Raymond A. Jr. Moody – Mondadori), allora l’anima può lasciare il corpo a un’altra anima, che ‘cammina dentro’ (Walk-In nell’originale, nda) il corpo.
 In genere, questo scambio di anime viene accordato e preparato con molto anticipo, e prevede l’accordo di entrambe le anime.»

Un’altra persona che si definisce una Walk-In, così scrive: «L’involucro umano in cui noi siamo ‘entrati dentro’ (walked-in) sono un vastissimo riferimento culturale e una incredibile libreria di informazioni sulla vita su questo pianeta, e ci rivela la bellezza e l’orrore della vita che c’è qui, così come alcuni degli aspetti più unici e peculiari della personalità e dei desideri umani.
 Molte delle motivazioni che ci spingono a scendere qui sono umanistiche e altruistiche (dice molte, non tutte n.d.a.).
 Noi parliamo della co-creazione del Cielo sulla Terra perchè è qualcosa che ha a che fare coi desideri dell’umanità che non sono allineati con la nostra missione su questo pianeta.
 Noi parliamo di seguire lo spirito senza esitazioni perchè questo ci può portare tutti in un movimento sincronico di coscienza che supporterebbe la realizzazione della missione divina di ognuno.
Noi siamo il quarto spirito a abitare questi corpi, e non uno è originario del pianeta Terra.
Nessuna delle motivazioni di ciò che è stato fatto da o tramite questi corpi è stato davvero compreso da alcuno, neppure dalle menti umane più elevate.


È difficile persino per le menti che utilizziamo per comunicare con voi il capire quanto ‘aliena’ è la nostra coscienza.
Per tutti gli intenti e i propositi, noi abbiamo le sembianze di molti altri esseri umani che hanno dedicato la loro vita all’evoluzione della consapevolezza della Terra.
 Per un momento immaginate di provenire da un mondo dove l’amore universale è la base quotidiana della vita e di ogni tipo di espressione, e provate a immaginare cosa vuol dire entrare in un mondo di tenebra, dove la maggior parte delle persone sono motivate dalla paura.
Quasi tutti i nostri tentativi di comunicare e di condividere la nostra realtà e conoscenza sono destinati a fallire, per via delle fondamentali differenze nel modo di vivere e nelle proprie motivazioni.
Ciò che è reale e vero e naturale per noi, sembrerebbe fantascienza alla maggior parte degli esseri di questo pianeta.
Tuttavia, noi non abbiamo altra scelta se non quella di continuare ad esprimere ciò che in noi ha da essere espresso.»
Per quanto ad alcuni i discorsi di alcuni presunti Walk-In potranno sembrare troppo farciti di amore universale e di poca attendibilità scientifica, i risultati di alcune ricerche gettano una nuova e illuminante luce sui casi di Walk-In, e non solo.
 Per chi volesse capire meglio l’intricato mondo dei Walk-In, consigliamo vivamente la visione di un film geniale, K-PAX, girato nel 2001 da un brillante Iain Softley e recitato alla perfezione da un allucinato Kevin Spacey.

Carrier
È proprio di Malanga il conio del termine ‘Carrier’ per descrivere le entità aliene presenti all’interno di una coscienza umana.
Secondo il chimico pisano, si tratterebbe di una serie di ricordi impiantati temporaneamente nella mente degli addotti per poi essere rimessi nella mente di un alieno clonato a nuova vita.
Di sicuro, sembra che molte razze aliene abbiano seri problemi di riproduzione, e che siano convinti che in qualche modo gli umani possano essere la chiave di volta per risolvere i propri guai, anche per via di alcune nostre potenzialità spirituali di cui ancora non siamo pienamente consapevoli.

Contatti telepatici
Sono molti, nel mondo, che sostengono di avere dei contatti telepatici o medianici con entità aliene. Per rimanere in Italia, è famoso il caso della sensitiva Teodora Stefanova, anche per via di alcune apparizioni fatte in TV da Costanzo.
 Anche se per certi versi il caso della Stefanova potrebbe rientrare nella casistica dei Walk-In, dato che il suo ‘mutamento’ è avvenuto in seguito a un coma, è però interessante notare come la sua coscienza sia rimasta intatta, e si ritrovi addirittura a dialogare con il suo Alieno, che lei reputa una cosa assolutamente distinta da sé, anche se in certi momenti dice che vive ‘dentro di lei’.
Attenzione a ciò che ci rivela la Stefanova, perché molte delle cose che dice ritorneranno poi utili per capire gli studi fatti da Malanga.

«Mi trovavo in Bulgaria, il mio paese.
Un giorno mi capitò un gravissimo incidente di macchina», racconta Teodora Stefanova.
 «Rimasi 18 giorni in coma e quando mi risvegliai sentii dentro di me la presenza di un'entità aliena, che si è rivelata come Unilsan, abitante del pianeta Vanfim.
 Questo, naturalmente, mi ha sconvolto la vita: ho iniziato a vedere il passato, il presente e il futuro e anche le vite precedenti di tutte le persone.
Avevo perso la memoria, avevo un vuoto, non riconoscevo nemmeno i miei genitori, Sapevo solo di essere in ospedale.
Iniziai a sentire subito la voce che mi parlava e a esercitare questo "potere" sia con le persone che si trovavano nella mia camera di ospedale, sia con i dottori e una psicologa venuta appositamente per assistermi.
 Alla fine era lei, la psicologa, ad avere bisogno di aiuto.
Trascorrevamo insieme lunghe ore.
 Lei cercava di aiutarmi a ricordare, ma ero io ad aiutarla con i miei consulti.
 L'unica cosa che l'entità mi ha detto è che devo accettare di essere stata prescelta.
Prima ero una persona diversa.
 Sono cambiata in maniera sconvolgente: ero una ragazzina che non credeva in Dio.
In Bulgaria esistono, in questo senso, delle forti restrizioni, dei divieti... non credevo agli alieni o ad alcuna realtà che fosse lontana da questa nostra Terra.
Mi hanno dato questo dono di Dio per aiutare il prossimo.
Non faccio miracoli, ma spesso una parola di conforto, dare una certa indicazione su come comportarsi, aiuta moltissimo.
Sono stata prescelta anche perché non credevo: volevano farmi capire che non dobbiamo cedere all'egoismo, che non siamo soli su questa Terra.
Che altrove ci sono diverse forme di vita, tra cui il pianeta di Unilsan, Vanfim».

Molto interessante è la descrizione che la Stefanova fa del suo Alieno, che rammenta molto da vicino gli esseri di luce descritti da Malanga.
«Gli ET come Unilsan sono una specie di energia e sono tra noi, come spiriti guida, come angeli custodi.
 Sono miliardi di anni davanti a noi e non sono fatti di carne e ossa.
Queste entità hanno un grande computer in cui conservano tutte le informazioni che ci riguardano. Sanno di non essere voluti dalla nostra Terra.
Credono molto in Dio, per loro Dio è tutto.
Secondo loro esistono tre strade: destino, contro destino e libero arbitrio: il destino non si può cambiare, ma si può modificare... il contro destino è... Nulla avviene per caso nella vita, anche un incontro, anche il nostro, per esempio.
Tutto è scritto con precisione nel destino.»

Per i channeller, o canalizzatori di messaggi alieni, la continua e costante condivisione del proprio spazio mentale con entità aliene porta in genere nel tempo a due cose distinte: la prima è una coscienza allargata, vale a dire, per fare un esempio, come essere costantemente in contatto radio con ciò che hai intorno, per cui si sanno le cose in anticipo, si sentono i pensieri e le emozioni di altre persone, si possiedono in maniera innata una serie di risposte filosofiche – ma anche pratiche – a molti dei quesiti umani.
 La seconda, ahimé, è una depressione costante, accompagnata a una serie di malesseri fisici e stanchezza generale che col tempo può sfociare apertamente in malattie.
 Naturalmente, ogni tanto ci saranno fiammate, sprazzi di entusiasmo e di energia positiva e la persona si sentirà in grado di fare mille cose, ma dopo breve tempo la stanchezza fisica riprenderà il suo posto dando larghi spazi alla depressione.
La sensazione di avere un compito immane sulle proprie spalle, accompagnato dalla sensazione di essere assolutamente incompresi, porta spesso questo tipo di persone a una sorta di concezione di sacrificio cristico del sé, nel novero del quale anche i malanni e la spossatezza o l’essere incompresi hanno una loro collocazione ideale.

Questo iter, caratterizzato da depressione e forte spossatezza, è tipico non solo dei channellers ma anche dei medium, dei Rishi indiani, dei carismatici cristiani o dei santi e degli sciamani in generale, e possiede delle spiegazioni razionali celate nella chimica del corpo umano.
Difatti, in qualche modo il prolungato contatto telepatico con questi esseri consumerebbe un’enorme quantità di serotonina.
 La serotonina è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello.
È coinvolta nella regolazione del sonno e del dolore, nei comportamenti motorio, aggressivo, alimentare e sessuale.
I neurotrasmettitori sono molecole di piccole dimensioni che rendono possibile la trasmissione degli impulsi nervosi tra due strutture nervose anatomicamente separate e poste in collegamento da sinapsi. I neurotrasmettitori svolgono un ruolo essenziale nella trasmissione degli impulsi e possono avere carattere eccitatorio o inibitorio.
 Hanno un ruolo essenziale non solo nella conduzione degli stimoli dal centro alla periferia e viceversa, ma anche nella funzione di regolazione e di modulazione dell’attività globale del sistema nervoso centrale, comprese le attività intellettive superiori e quelle legate all’affettività e al tono dell’umore. 

Alcuni studi hanno rivelato nei pazienti depressi un'anomalia dei neurotrasmettitori noradrenalina e serotonina a livello delle sinapsi nervose presenti nel cervello.
Un calo di serotonina, infatti, sembrerebbe scatenare i sintomi della depressione: insonnia, inappetenza, riduzione motoria, intellettiva e della libido, aumento dell'ansia, irascibilità e voglia di farla finita con tutti e con tutto.
Con la diminuzione della noradrenalina, invece, arrivano anche la facile affaticabilità e la insufficiente capacità di concentrazione.
Di conseguenza, un consiglio che sento di dare a tutti i channeller, e a chiunque svolga attività di ricerca sulla telepatia e sui contatti con entità non umane (ENU), è di svolgere dei cicli: a un ciclo anche intenso di tentativi di ‘contatto’ telepatico, andrebbe alternato un ciclo lungo almeno il triplo di riposo assoluto, privo di qualsiasi genere di tentativo di contatto.
 Rammento che, al di là della riuscita o meno del contatto stesso, su cui non voglio entrare in merito, la continua pressione che si esercita con questi esperimenti sul sistema linfatico e nervoso, specialmente a livello dei lobi temporali e della serotonina, ha degli effetti secondari terribilmente pesanti.
Il corpo ha necessità di ricomporre la propria naturale chimica interna, altrimenti gli sforzi continuati possono dare adito, nel tempo, non solo a spossatezza, irritabilità e depressione, ma persino a un deterioramento accelerato dei neuroni.
Sappiamo ancora pochissimo sul funzionamento del cervello umano, è vero che possiede incredibili potenzialità, non solo come calcolo e memoria ma anche come incredibile mezzo di comunicazione o percezione a distanza, ma ogni sforzo fisico o psichico, ricordiamolo, brucia qualche tipo di ‘carburante’ chimico.
 Una adeguata dieta proteica e le alternanze in cicli di cui parlavamo prima possono aiutare, ma è pur vero che molti channellers sono vegetariani, o troppo coinvolti con le proprie esperienze di contatto per poter capire quando è il momento di una sana pausa.
Consiglio a tutti di avere giudizio e, se si possiede effettivamente determinate capacità, di sfruttarle con parsimonia ed equilibrio.
Inoltre, la capacità di sentire delle voci, per quanto interessanti o sagge, non deve mai sostituire le proprie naturali capacità di giudizio.
Anche perché alla fine, al momento del pagamento del conto, siamo sempre soli con noi stessi.

Le ricerche di Corrado Malanga
È abbastanza difficile inquadrare in sintesi il lavoro di Malanga.
Corrado Malanga, docente di Chimica presso l’Università di Pisa, iniziò ad interessarsi di abduction quando il CUN gli chiese di investigare sul caso di Valerio Lonzi, un ragazzo di Genova che fu addotto una notte mentre partecipava ad un campeggio a Reppia.
Fu così che Malanga iniziò una lunga ricerca, che dura ormai da oltre 15 anni, su quelle che definisce interferenze aliene.
 Le conclusioni a cui è giunto, dopo centinaia di casi analizzati, sono note al pubblico, ma vale la pena di riassumerle.
Secondo le ricerche del chimico pisano, condotte per lo più sotto ipnosi, emergevano ricordi sepolti, e affermazioni fatte dai visitatori agli addotti, del tipo che essi vivevano “attraverso di noi, attraverso la nostra mente...”, o che erano interessati alla nostra anima.
A quanto venne fuori da tali ricerche, appariva chiaro che gli alieni erano in qualche modo alla ricerca dell’immortalità, che non possono raggiungere perché, pur essendo molto più longevi di noi, muoiono ugualmente.
 «Possono, però, far sopravvivere tutti i loro ricordi, mettendo nel cervello di un bambino terrestre tutta l’esperienza dell’intera vita (fino a quel momento) di uno di loro, eventualmente morto nel frattempo», afferma Malanga.
«Il bambino, col trascorrere degli anni, diventa adulto ed ogni tanto il suo cervello mostra piccoli segni dell’altra personalità, creandogli non pochi problemi esistenziali.

La memoria aliena rimane comunque inaccessibile, se non facendo ricorso ad una specie di parola chiave (simile alla password di un computer), capace di aprirla e di liberarne il contenuto.
Prima della morte dell’addotto utilizzato per il back-up gli alieni tornano e copiano tutto il contenuto della sua memoria nel cervello di uno di loro appena nato.
 Costui dispone così subito della memoria, oltre che di quello terrestre, del suo predecessore alieno e diventa, pertanto, tutt’uno con lui.
Così la mente sopravvive, anche se il corpo muore, e si ottiene un surrogato di immortalità.»
Dalle ricerche di Corrado Malanga, sembrerebbe che gli alieni preferiscono il cervello umano come magazzino per le loro memorie, perché “…il vostro cervello è una cosa perfetta: le macchine si rompono ma i cervelli umani no.”

Per Malanga, la reincarnazione non esiste, tuttavia sotto ipnosi capita che alcuni soggetti ricordino non solo altre vite vissute “come alieni, altrove”, ma addirittura altre vite ‘umane’, vissute su questo pianeta in epoche passate, come il 1800 o il medioevo o il periodo romano o sumero.
 La spiegazione fornita da Malanga è che si tratti semplicemente di memorie che, in realtà, non ci appartengono, ma sono di persone vissute in precedenza, le quali furono scelte secoli or sono per portare il fardello aggiuntivo di una memoria aliena.
In quest’ottica, la mente umana, utilizzata semplicemente come contenitore mnemonico dagli alieni, finirebbe per contenere anche frammenti di vita di ‘carrier’ di secoli passati.
Secondo questa teoria, solo chi è stato scelto dagli alieni come ‘carrier’ quindi un addotto, può ricordare vite passate (che però non gli apparterrebbero), e sempre e solo gli addotti avrebbero un’anima e interesserebbero gli alieni, dato che un’altra tipologia di ET, i sauroidi, sarebbero invece interessati a ottenere l’immortalità tentando in qualche modo a ‘rubarci’ l’anima.
Le copiose ricerche di Malanga hanno avuto l’indiscutibile merito di apportare un massiccio incremento di dati e elementi di conoscenza del fenomeno delle abductions, oltre a felici intuizioni come l’attinenza tra gli antichi alfabeti sacri e il codice del DNA, da un punto di vista teorico subiscono però il limite di una rigida formazione scientifica.
 Ottimo chimico e ormai da anni anche appassionato ricercatore nel campo della fisica, a cui dobbiamo una nuova interessantissima teoria sul Super-Spin, Malanga ritiene a priori impossibile la reincarnazione, considera gli alieni assolutamente e inderogabilmente negativi, e pensa che l’anima sia un bene di pochi eletti.

Sulle qualità morali dei visitatori torneremo in seguito.
Quello che però voglio acclarare è che la reincarnazione, per tutte le discipline che la studiano da millenni come ad esempio il buddismo o l’induismo, viene ritenuta una cosa naturale, parte del processo evolutivo dell’essere, e in questo meccanismo l’anima ha una parte fondamentale.
 Piccola o grande, giovane o antica, grezza o sottile, una sorta di scintilla vitale animica è in possesso di quasi tutta l’umanità, fatta eccezione forse solo per alcuni casi inquietanti.
Quello che ritengo intendessero gli alieni è che le ‘anime’ che interessano loro sono di un certo tipo, di una certa ‘qualità’ potremmo dire, quelle più sottili, evolute o spiritualmente predisposte, che meglio si adattano quindi ai loro scopi e più si confanno a un contatto con gli extramondo.
Sostenere che l’80% degli umani non ha l’anima, non solo è inesatto per qualsiasi disciplina spirituale del pianeta, ma è un’idea che potrebbe essere utilizzata come un terribile strumento di discriminazione razzistico, come già succedeva nel medioevo e anche prima, quando donne, uomini di colore e infedeli venivano uccisi senza nessun ritegno perché comunque si trattava di ‘esseri senz’anima’.



È vero che secondo alcune discipline, come quelle egizie o la cabala ebraica, l’apparato animico dell’essere umano si divideva in più parti, come il Ka, il Ba e il Akh dei Faraoni, e che secondo gli antichi testi lo spirito vivificava il corpo tramite il sangue e il soffio, il pneuma, mentre l’anima, il fuoco sacro, possedeva la memoria e i ricordi, e la carne alla fine della vita tornava alla terra.
Ma basilarmente una scintilla di fuoco vitale l’abbiamo tutti, piccola o grande che sia.
La reincarnazione è il sistema con il quale la scintilla di fuoco divino ritorna a scendere sulla terra, richiamando a sé il soffio (o spirito corporeo), il sangue e la carne necessari a camminare di nuovo tra i viventi.
Nelle persone particolarmente sensibili, il velo che separa le varie vite a volte si abbassa, lasciando intravedere esperienze passate, altre esistenze.
È parte della ruota karmica della vita fare errori, e tornare per correggerli, sbagliare e imparare, e svilupparsi come parte integrante di un ciclo naturale e divino.

Gaia: la teoria di Lovelock
In molti altri mondi, a quanto emerge dalle mie ricerche, tale ciclo è stato infranto, spezzato, interrotto violentemente.
 Il grande cerchio della vita è composto non solo da molecole, cellule, DNA e semi e piante, è composto da sentimenti, emozioni, affetti, errori, riappacificazioni, è fatto di amore per la terra che ti ha generato e di rispetto per la vita, e anche per la morte, quando è naturale.
Quando si viola alcuni elementi chiave della vita, siano essi visibili o invisibili, sia una guerra nucleare che una dissacrazione morale, una sperimentazione genetica azzardata o una mancanza di fede nello spirito vivente del pianeta, in qualche modo il cerchio si spezza e non solo si rischia di non reincarnarsi più, ma addirittura di diventare una razza sterile.
 A permettere tutto questo è una fonte energetica invisibile che vive all’interno dei pianeti e che nutre costantemente l’uomo, idea confermata dalle più recenti teorie scientifiche di ricercatori come Lynn Margulis e James Lovelock. Stando a Lovelock (ex consulente NASA per la ricerca biologica nel Sistema Solare), accusato talvolta di ‘teologismo’ dai suoi detrattori, la terra non andrebbe divisa in settori (oceani, atmosfera, suolo e biosfera), ma vista come una entità unica, una biomassa che lavora a pieno regime, in sincrono, per mantenere una perfetta omeostasi.

L'omeostasi è la condizione di stabilità interna degli organismi che deve mantenersi anche al variare delle condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolanti.
L'omeostasi è una delle caratteristiche peculiare degli organismi viventi.
Tutti gli apparati del corpo di un organismo vi partecipano, in quanto fondamentale per la sopravvivenza.
Di conseguenza, Lovelock avrebbe dimostrato, tramite alcune sperimentazioni, come quella denominata “Daisyword”, che la terra tenderebbe a autoregolare temperatura, pressione e condizioni generali del pianeta perché rimanga ‘ospitale’ per le creature che lo abitano, comportandosi cioè come se avesse una sorta di ‘consapevolezza’ di essere abitato, e cercasse quindi di preservare la vita che ospita.
Lovelock ha dimostrato come, nei secoli passati, la terra abbia sempre ‘compensato’ gli effetti deleteri di eruzioni, maremoti o estruzioni di massa coronale dal sole, riportando le condizioni del pianeta nei parametri idonei alla sopravvivenza delle specie ospiti.
Anzi, i suoi esperimenti – anche se spesso osteggiati dai ricercatori più tradizionali – mostrano che la terra tenderebbe a raddoppiare i suoi ‘sforzi’ tesi all’omeostasi quanta più biodiversità c’è, ovverosia quanto maggiori e diverse sono le razze animali e umane presenti.

Se la forza vitale del pianeta lavora davvero in sinergia con tutti gli elementi naturali per garantire l’habitat ideale alle creature che ospita, non sembra impossibile pensare che faccia altrettanto per garantire ad esse un corretto appoggio spirituale.
 Dopotutto, cosa è maggiormente collegato al ciclo della vita che il nascere, il morire e il rinascere?
 E come c’è vita, senza spirito e anima?
 In qualche modo che gli antichi conoscevano bene, dato che ogni perduta civiltà aveva un culto per la Dea Madre della Terra, nel seno della quale ancora oggi si seppellisce chi è venuto meno, il nostro pianeta si prende cura non solo della nostra vita materiale ma anche di quella spirituale.
Anzi, probabilmente, dal punto di vista di Gaia, si tratta di una sola cosa.

So che questo discorso potrà far storcere il naso alle menti più scientifiche, ma quando si supera la barriera della morte, si sfocia nella fede, o almeno così ci dicono.
 A noi rimangono in effetti solo quei 21 grammi in meno che presenta un corpo al momento della morte, e una serie di racconti incredibili che chi è tornato da una esperienza di Pre-Morte (NDA, Near Death Experiences, nda) ci ha raccontato. 
Ma chi ha avuto il dubbio privilegio di essere addotto e conoscere creature di altri mondi, ha scoperto verità ancora più sorprendenti.
 Come sognare di essere clonati e scoprire, al risveglio, di non aver più cicatrici o il segno del vaccino antivaiolo sulla spalla (obbligatorio fino a qualche tempo fa), o ritrovarsi in una astronave di fronte a una perfetta ‘copia’ di sé stessi, come se si trattasse di un fratello gemello, che vi scruta con i suoi occhi interrogativi.

Umani, donatori universali
Malanga afferma il giusto quando dice che in effetti la razza umana possiede qualcosa di raro, forse di unico nell’universo, e questo qualcosa è collegato alla vita e all’anima come le possiamo intendere noi.
 Forse è vero che per gli alieni siamo una specie di Sacro Graal, ma non perché ci infilano dei ricordi come fossimo una videocassetta o meglio un I-Pod biologico, e neppure perché qualcuno vuole rubarci l’anima.
Esiste la reincarnazione, e sono certo che prima o poi la scienza lo scoprirà, così come scoprirà che l’anima è qualcosa che si può pesare e anche vedere, con i giusti mezzi.
Ma questa conoscenza non dovrà mai far correre gli scienziati alla conclusione di avere in mano il segreto della vita: esso appartiene, di diritto, solo alla Terra, o al buon Dio se preferite, in sintesi l’energia che mette in moto tutto questo – anime, spiriti, DNA, morti e reincarnazioni – è della natura, e iniziare ad alterare la genetica umana, anche se per nobili scopi, o peggio intromettersi nel ciclo di nascita e morte, alterando gli alveoli plasmatici destinati ad ospitare un nucleo di luce chiamato anima, pensando di poter far meglio della natura, può portare a risultati disastrosi.
 Come ad esempio far si che una razza umanoide non venga più riconosciuta come propria e autoctona dal pianeta stesso, che inizierà a bloccare i flussi di energia che mantengono in salute i corpi, o che permettono alle anime di reincarnarsi, o agli organi sessuali di procreare.
Cose di questo tipo, da quanto narrano gli addotti, sono capitate ad alcune razze aliene.
Razze che hanno trovato quindi, come solo rimedio, trovare un pianeta e una razza abitante dotati di un DNA ‘universale’ (come un donatore di sangue dal gruppo Zero), capaci di ospitare, grazie a qualche aggiustamento e ibridazione, le loro anime senza pace che da secoli, alla stregua dell’equipaggio dell’Olandese Volante, va alla deriva senza meta in spazi sconfinati.
Questa ultima generazione di una razza, sarebbe alla ricerca di un pianeta dove riprendere il ciclo delle reincarnazioni spezzato, per poter essere ‘riconosciuti’ dalla Forza Vitale del pianeta, e quindi dei pianeti, che come raccontano, sarebbero collegati tra loro.
E, riconosciuti, riuscire in qualche modo a essere di nuovo inseriti nel novero dei viventi, perché il loro pianeta li ha disconosciuti, e non conta se camminano e parlano, non sono vivi nel senso che intendiamo noi.

Una cosa sola con la Terra
Gli astronauti nelle stazioni spaziali hanno problemi di decalcificazione ossea, ipovitaminosi, i tessuti cerebrali si gonfiano e restano compressi nel cranio, hanno terribili mal di testa e difficoltà respiratorie (dovute al sollevamento del diaframma), a lungo termine gli ormoni prodotti dalla tensione nervosa portano all'arteriosclerosi e al danneggiamento delle cellule cerebrali.
 Gli astronauti invecchiano presto.
Il vestibolo, organo dell'equilibrio (piccola cavità dell'osso temporale, nell'orecchio interno), non funziona.
Nella carotide esiste un sensore che comunica a tutto l'organismo se siamo in piedi o sdraiati e in che posizione è la testa rispetto al resto del corpo.
 In assenza di gravità il sensore non funziona, per cui il sistema circolatorio è incapace di regolare la pressione sanguigna.
 Peraltro il cuore tende a diventare più piccolo e a mettersi in posizione orizzontale.
 La quantità del sangue contenuta nell'organismo degli astronauti cala notevolmente: diminuiscono i globuli rossi che trasportano ossigeno e soprattutto diminuiscono i globuli bianchi e i linfociti; s'impoverisce il sistema immunitario; aumentano le probabilità di contrarre infezioni di qualsiasi tipo (o acuire quelle già presenti).
Nello spazio, per ragioni legate allo stress e all'assenza di gravità, le proteine dei muscoli si scindono in amminoacidi elementari e il muscolo si atrofizza, anzi, si scioglie letteralmente nel sangue.
Il calo di potenza è direttamente proporzionale alla durata della permanenza nello spazio, dove in pochi minuti si resta senza fiato per qualunque esercizio fisico che comporti una certa fatica.
Sotto stress, le ghiandole surrenali sono stimolate a produrre grande quantità di cortisolo: un ormone che inibisce il sistema immunitario e irrita i tessuti del cervello.
A lungo andare ha gli stessi effetti negativi del cortisone.
L'immobilismo forzato e l'assenza di peso causano la decalcificazione ossea (osteoporosi).
Il calcio si distacca dalle ossa e torna in circolo nel sangue.
Le ossa portanti perdono dal 4 al 5% del contenuto del loro peso.
Risultato: predisposizione alle fratture, crampi, mal di schiena (dovuto al fatto che i dischi che separano le vertebre spinali si espandono).
L'espansione ai raggi cosmici aumenta la possibilità di tumori alla pelle. 
Eppure l'organismo, una volta giunto a terra, riesce a recuperare i valori standard nel giro di qualche settimana. 

Siamo davvero così staccati e indipendenti dal nostro pianeta?
È così illogico pensare che, se esso è così profondamente parte integrante della nostra vita e salute fisica, probabilmente lo è anche della nostra vita psichica e spirituale? 
Io non credo che solo pochi esseri umani possiedano l’anima.
Credo però che l’anima sia qualcosa di profondamente collegato al DNA.
Ad alcuni addotti, venne detto che l’anima è parte delle molecole proteiche che formano il DNA.
Gli alieni, per certo, preferiscono prelevare persone con un DNA più compatibile possibile al loro, per evitare rigetti della loro ‘anima’ quando creano ibridazioni, o si incarnano.
Non a caso, alcuni ricercatori hanno scoperto che una grande quantità di addotti ha origini celtiche, scandinave, sassoni o nativo americane, cioè tutte le stirpi apparentemente discendenti da Atlantide.

Atlantide fu sicuramente abitata da creature non umane, forse già provenienti da altre stelle, e perciò i loro discendenti avrebbero un DNA più adatto per i visitatori.
Ad alcuni addotti, i grigi confessarono di impiantare talvolta dei virus e ceppi di malattie a loro letali negli umani (che ne erano immuni), per poi recuperare il vaccino da noi inconsciamente prodotto dopo un paio di settimane. In qualche modo, è vero per loro noi siamo il Sacro Graal.
Una seconda possibilità, o forse l’ultima. 
Certo non sono ‘amici’ nel senso disinteressato del termine, ma tengono a noi, perché la scomparsa della nostra razza sarebbe, probabilmente, anche la loro fine.
E forzare gli eventi con le armi o la tecnologia, è qualcosa che hanno già sperimentato, sanno che non funziona, nel tempo ti si ritorce contro.
E così, aspettano, e ci osservano.

Si, forse i visitatori vivono nelle nostre menti, ma è un modo di esprimersi che non prenderei alla lettera.
Ci vedono come i morti guardano i vivi, come i malati la medicina, come chi ha perso le speranze vede la speranza.
Vivono di noi, in noi, e come dice la canzone, in molti casi siamo noi.
Passaporti, carriers forse, Walk-in, incarnati, le mille facce degli alieni sulla terra che a volte, riflessi distrattamente nella vetrina di un bar o nel finestrino opaco di un'auto di passaggio, assomigliano al nostro, troppo stanchi dentro per avere solo trent’anni, troppo tristi, saggi o determinati per aver vissuto solo una vita.

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