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Un'esigua minoranza dell'umanità si è autoeletta superiore agli altri popoli, forte unicamente di una migliore tecnologia che si è evoluta di pari passo al loro distacco dalla spiritualità e dal rispetto della natura. Sigillati nel loro autodistruttivo modo di vita basato sull'economia stanno implodendo senza rendersene conto. Si credono superiori al punto che li lascia indifferenti il fatto che stanno segando il ramo su cui è seduto l'intero mondo"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino"..

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CHIESA ORTODOSSA RUSSA - LA SUA FUNZIONE PATRIOTTICA

CHIESA ORTODOSSA RUSSA - LA  SUA FUNZIONE PATRIOTTICA 

La data fondamentale per la Chiesa Ortodossa Russa, e per l’Ortodossia nel suo complesso, coincide con il 1453, anno in cui Costantinopoli venne conquistata dall’Impero Ottomano. 
La capitolazione di Costantinopoli fece accrescere la convinzione in seno ai Russi che i Bizantini erano stati puniti da Dio per aver anch’essi deviato dall’ortodossia e che solo la Russia era rimasta depositaria della vera fede. 
Ciò li indusse a indicare Mosca come la “Terza Roma”.
Tale idea, che trovava un suo riscontro sotto il profilo strettamente geopolitico – visto che le terre del principato di Mosca e il resto dei principati costituivano l’ultimo lembo dell’Ortodossia orientale ancora indipendente dal dominio Musulmano – venne consolidata dal matrimonio tra Ivan III e Sofia Paleologa, nipote di Costantino XI, ultimo imperatore bizantino.
 L’idea della “Terza Roma” venne inoltre ravvivata e sostenuta anche dall’impero zarista che voleva, attraverso la centralità dell’Ortodossia moscovita, accreditarsi come erede legittimo dell’Impero Romano d’Oriente.
Durante il periodo imperiale, che ebbe inizio nel 1547 con lo Zar Ivan IV, meglio noto come “il Terribile”, la Chiesa Ortodossa aumentò significativamente la propria ricchezza e la propria
influenza. 
Ivan per arginare questo potere convocò un concilio affermando il principio bizantino tradizionale di “sinfonia”. 

Tale principio e gli obiettivi dello Stato prevalsero sempre su quelli canonici religiosi.
Nel 1589, durante il regno di Fiodor I, la Chiesa Ortodossa Russa divenne autocefala e il Metropolita di Mosca divenne Patriarca e di tutta la Russia.
Importante fu ancora una volta il ruolo di difesa patriottica assunto dalla Chiesa Ortodossa agli inizi del XVII secolo allorquando Polacchi e Svedesi invasero il territorio imperiale confermando il suo ruolo di paladina dell’unità dell’Impero e di denominatore comune delle popolazioni slave orientali.
Però sotto il regno di Pietro il Grande (1692-1725) e di Caterina la Grande (1762-1796) il ruolo della Chiesa Ortodossa venne drasticamente ridimensionato, relegato in una posizione di netta subordinazione nelle decisioni politiche del Paese. 
L’avvento del bolscevismo intraprese una micidiale opera di laicizzazione.
 Il regime, infatti, vedeva nella religione una rivale della sua ideologia; dunque, una nemica da combattere.
 L’utopia socialista era di per sé stessa un credo che non poteva ammettere altri dogmi se non quelli dettati dal Partito, ragione per cui l’appartenenza ad una religione era vista come un pericolo per l’integrità del popolo comunistizzato.
Gli anni successivi alla Rivoluzione hanno portato a una vera e propria guerra contro la religione ortodossa, che ha visto la distruzione di migliaia di chiese e luoghi di culto.
 Per meglio marcare il contrasto rispetto al periodo precedente, il governo bolscevico adottò politiche fortemente contrarie ai valori ecclesiastici, fra cui la legalizzazione del divorzio e dell’aborto.
Filippo Romeo

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