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Un'esigua minoranza dell'umanità si è autoeletta superiore agli altri popoli, forte unicamente di una migliore tecnologia che si è evoluta di pari passo al loro distacco dalla spiritualità e dal rispetto della natura. Sigillati nel loro autodistruttivo modo di vita basato sull'economia stanno implodendo senza rendersene conto. Si credono superiori al punto che li lascia indifferenti il fatto che stanno segando il ramo su cui è seduto l'intero mondo"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino"..

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Memoria dell’acqua

Memoria dell’acqua

Sarà l’eterna frase “Se io non capisco, allora non è così” a prevalere sempre nella scienza?
Possiamo salutare finalmente le persecuzioni stile Galileo e rimpiazzarle con un autentico dibattito scientifico? 
 Data la mia dolorosa decennale esperienza, possiamo anche iniziare col rigettare il sistema “peer-review” che è diventato, dietro la sua facciata di eccellenza, l’anticorpo principale con cui vengono bloccati il quasi defunto libero scambio scientifico che un tempo era la pietra angolare del progresso scientifico. - Jacques Benveniste, M.D -
Circa La memoria dell’acqua
Gli esperimenti hanno fatto ripensare a quello che una volta era un’eresia scientifica
Lionel Migrom
Guardian 15.03.2001
Per quel che riguarda l’omeopatia, la prof. Madeleine Ennis dell’università Queens di Belfast è come
la maggior parte degli scienziati profondamente scettici. 
Che un composto medico diluito completamente sia ancora in grado di esercitare un effetto terapeutico è un‘affronto alla biochimica e farmacologia convenzionale, scienze che si basano su eventi molecolari diretti e tangibili. 

Lo stesso vale per una possibile spiegazione di come lavora l’omeopatia: che l’acqua sia in grado in qualche modo di ritenere la memoria dei cose che sono state precedentemente dissolte in essa.
Questa ultima informazione che è stata notoriamente promossa dal lavoro del biologista francese Dr Jacques Benveniste, che gli è costata il suo laboratorio, i suoi risparmi e infine la sua credibilità scientifica internazionale.
 Comunque questo non ha fermato la Professoressa Ennis che essendo una scienziata non ha avuto nessun timore nel dimostrare che Beneveniste si sbagliava. 
Così più di un decennio dopo la scomunica da parte del mondo scientifico di Beneveniste, lei accetto la sfida di unirsi a un team di ricercatori europei, sperando di poter finalmente seppellire le “eresie” di Beneveniste. 
Ma lei era pronta per uno shock: in quanto gli ultimi risultati del team ora suggerisco che probabilmente Beneveniste poteva aver sempre avuto ragione.

Tornando al 1985, quando Beneveniste iniziò la sua sperimentazione con globuli bianchi di sangue umano coinvolti in reazioni allergiche, chiamate basofili.
 Questi posseggono fini granuli contenenti sostanze come l’istamina, parzialmente responsabile per le risposte allergiche. 
I granuli possono essere macchiati con una tintura speciale, ma loro possono essere decolorate (degranulate) da una sostanza chiamata anti-imunoglobina E o algE. 
Questo per quanto riguarda la scienza standard. 
La cosa così controversa invece che sosteneva Beneveniste era che egli continuava ad osservare degranulazione dei basofili anche quando il algE era stato completamente diluito fino all’inesistenza, ma solo fino a quanto ciascun livello di diluizione, come succede nelle preparazioni delle medicine omeopatiche, era accompagnata da una forte agitazione.

Dopo molti esperimenti, nel 1988 Benveniste fu in grado di fare pubblicare una parte del suo lavoro su Nature, speculando che l’acqua usata nell’esperimento doveva avere ritenuto una “memoria” dell’originale disciolto algE. 
 Gli omeopati gioivano, convinti che in questa ricerca ci fosse finalmente la prova concreta di cui avevano bisogno per rendere l’omeopatia scientificamente rispettabile. 
Il festeggiamento avrebbe avuto vita corta. Guidato da un team di Nature che come ben si sa hanno con se un mago (che non riusciva a trovare alcuna colpa con i metodi di Benveniste, solo non amavano i risultati trovati) Benveniste è stato messo alla gogna dalla comunità scientifica.
Un tentativo inglese (da parte dell’università di Londra pubblicata da Nature nel 1993) di riprodurre i risultati di Benveniste fallì.
 Benveniste ha quindi cercato di ottenere che altri laboratori indipendenti cercassero di ripetere il suo lavoro sostenendo che i risultati negativi come quelli del team britannico sono risultati di una malcomprensione sui protocolli sperimentali. 
Da qui si inseriscono gli sforzi di Ennis e il team di ricerca europeo.

Un consorzio di quattro laboratori indipendenti francesi italiano belga e olandese, diretti dal Prof. M. Roberfroid all’Università cattolica di Louvain in Brussels, usava una riservatezza rispetto all’esperimento originale di Benveniste che esaminava altri aspetti dell’attivazione dei basofili. 
 La squadra sapeva che l’attivazione della degranulazione dei basofili tramite algE faceva rilasciare mediatori potenti, compresi grandi quantità di istamina che portava a un ciclo di feedback negativo che limita il suo stesso rilascio.
Così l’esperimento che il gruppo europeo aveva deciso di fare aveva a che fare con la comparazione di inibitori di basofili algE che inducevano degradazioni come diluizioni fantasma di istamina contro soluzione controllata di acqua pura.
Per poter essere sicuri che nessun bias fosse introdotto nell’esperimento dagli scienziati dei quattro laboratori coinvolti, questi furono tutti “accecati” al controllo delle soluzioni del test. In altre parole loro non sapevano se la soluzione che stavano aggiungendo alla reazione del basofilo algE conteneva ammontari fantasmi di istamina o pura acqua distillata. 
Ma questo non è tutto. Le soluzioni fantasma di istamina e i controlli erano preparati in tre laboratori differenti che non avevano ulteriori implicazioni nel test.

L’intero esperimento era coordinato da un ricercatore indipendente che codificata tutte le soluzioni e raccoglieva i dati, ma che non era coinvolto in nessun test o analisi dei dati dell’esperimento.
 Non c’era quindi molto spazio per frodi o desideri. 
Così il risultato che ne uscì fu completamente sorprendente.
Tre dei quattro laboratori che erano coinvolti nelle prove riportarono statisticamente inibizioni significanti della reazione di degranulazione dei basofili dalla soluzione di istamina fantasma comparata con i controlli. 
Il quarto laboratorio ha dato un risultato che è stato quasi significante, così il risultato totale sui quattro laboratori era positivo per le soluzioni istaminiche fantasma.
Il Prof. Ennis non era ancora soddisfatta. “in questo test particolare, noi abbiamo marchiato i basofili con un colorante e quindi abbiamo contato a mano quelli che sono rimasti colorati dopo la reazione di inibizione istaminica. 
Voi potreste commentare che l’errore umano potrebbe entrare a questo stadio. “Così lei usò un protocollo di conto precedentemente sviluppato che poteva essere completamente automatizzato. Questo coinvolgeva segnalare basofili attivati con un anticorpo monoclonato che poteva essere osservato attraverso tramite una fluorescenza e misurate con la macchina.

Il risultato pronto per essere pubblicato da Inflammation Research per la stessa: soluzione istaminica, sia in concentrazione farmacologica, o diluiti fino alla non esistenza, porta a inibizioni significative statistiche di attivazione basofile da alghe confermando un precedente lavoro in questa area.
Nonostante le mie riserve contro la scienza omeopatica, ha detto Ennis, Il risultato mi permette di sospendere la mia incredulità e cominciare a ricercare per una spiegazione razionale per quanto trovato. “Lei era sul punto di dire che il suo team europeo non era stato in grado di riprodurre quanto trovato da Benveniste
Jacques Benveniste non fu impressionato “ Loro sono arrivati precisamente dove noi avevamo iniziato 12 anni fa!” disse Benveniste. 
Lui credeva che già conosceva cosa costituisce l’effetto della memoria dell’acqua, e dichiarò di essere in grado di registrare e trasmettere il “segnale” di sostanze biochimiche attraverso il mondo via internet. 
Questo lui sosteneva, causava cambiamenti nei tessuti biologici cosi come se nelle sostanze fosse effettivamente presente.
Le conseguenze per la scienza se Benveniste e Ennis avessero ragione potrebbero essere sconvolgente, e richiedere una completa rivalutazione del nostro modo di capire il funzionamento della chimica, biochimica e farmacologia.
Una cosa comunque sembra essere certa. 
O la credibilità di Beneveniste sarà ristabilita o il Prof Ennis e il risultato degli scienziati coinvolti nell’esperimento europeo potrebbero raggiungerlo nell’infamia.
 
littleflower

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